La flotta segreta russa che ci sorveglia mari

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La flotta segreta russa che ci sorveglia  mari

Nel contesto di un conflitto ibrido tra Russia e Paesi occidentali, una rete di petroliere opera tra rotte commerciali e obiettivi strategici, sfidando le misure punitive e lasciando tracce che interessano intelligence e sicurezza europea. la flotta fantasma è composta da navi spesso registrate con bandiere di stati diversi e, al momento dell’imbarco, può includere personale non russo, con il successivo inserimento di elementi russi per coordinare attività mirate. queste dinamiche, riferite da fonti internazionali, non si limitano al trasporto di greggio: rientrano in una cornice di sorveglianza, controllo delle rotte e potenziali azioni di interferenza che accompagnano la guerra ibrida in corso. la situazione è ulteriormente complicata dalle sanzioni che, pur in vigore, non hanno impedito determinati movimenti delle navi lungo il Baltico e il Mar Nero, né hanno impedito che l’indagine pubblica individui connessioni tra divisioni di sicurezza e apparati militari russi.

la flotta fantasma e l'attività di spionaggio russa nel settore petrolifero

L’elemento centrale di questa operatività è un network che concatena logistica, spionaggio e controllo, con la partecipazione di entità legate ai servizi e al ministero della Difesa. Nonostante le misure restrittive, queste unità navali salgono e scendono dai porti di Primorsk, nel Baltico, o dalla costa del Mar Nero, mantenendo una presenza costante nelle tratte di approvvigionamento energetico. Documenti e testimonianze indicano che a bordo di alcuni equipaggi salgono componenti non russi, con successiva integrazione di personale russo in ruoli di supervisione e sicurezza. L’obiettivo dichiarato è proteggere gli interessi del Cremlino, garantire la continuità delle operazioni e preservare la catena di comando interna alle reti coinvolte. secondo le valutazioni delle intelligence occidentali, la presenza di elementi legati a strutture di sicurezza sul ponte delle petroliere non è episodica ma è diventata una prassi nell’ultimo periodo.

Un nucleo operativo ruota attorno a Moran Security, una società che impiega mercenari e figure precedentemente legate a reti paramilitari. al vertice della realtà aziendale figura Vyacheslav Kalashnikov, ex ufficiale dei servizi russi, la cui leadership è vista dalle intelligence estere come un elemento chiave nello stretto rapporto con l’apparato militare e i servizi. Moran Security è stata oggetto di sanzioni da parte degli Stati Uniti nel 2024, segnalando al tempo stesso la posizione centrale della compagnia nelle dinamiche di sicurezza marittima associate alle petroliere. la presenza di questi elementi sulle navi è stata descritta dalle fonti occidentali come una prassi consolidata negli ultimi sei mesi, con rapporti che indicano associati speculativi su missioni di sorveglianza e controllo.

Tra le attività attribuite dagli osservatori vi è la sorveglianza delle figure di comando a bordo, in primis i capitani delle navi, al fine di assicurare che ogni operazione risponda agli interessi della rete di riferimento. alcune valutazioni suggeriscono che gli elementi della Moran abbiano preso parte a operazioni di sabotaggio, anche se non esistono prove definitive sulle azioni precise intraprese; la chiarezza su tali episodi resta ancora oggetto di analisi. secondo i servizi occidentali, diversi membri russi hanno partecipato a missioni che si intrecciano con la gestione operativa delle petroliere, con profili legati al settore della sicurezza e alla sfera militare.

casi emblematici e sviluppo recente

Tra i casi più noti figura la petroliera boracay, che, nonostante le sanzioni, ha cambiato ripetutamente nome e bandiera. il 20 settembre ha lasciato Primorsk, nel Baltico, con un equipaggio prevalentemente asiatico; a bordo sono stati segnalati due cittadini russi, descritti come tecnici, di cui uno ex agente che ha lavorato anche per la Wagner. A luglio dello stesso anno era salito a bordo un altro uomo collegato a unità speciali inquadrate nel ministero della Difesa russo. tra settembre e la fine del mese, la nave ha navigato lungo le coste danesi in corrispondenza di un’ondata di droni che ha paralizzato l’aeroporto di Copenaghen; non esistono prove definitive che i droni siano stati lanciati dalla Boracay. successive intercettazioni hanno portato le autorità francesi a procedere con l’arresto del capitano cinese per irregolarità legate all’operatività della nave, inclusa l’affiliazione ufficiale e l’irregolarità riguardante la bandiera, formalmente registrata come Benin.

Questi elementi mettono in luce una rete che opera in modo transfrontaliero, combinando trasporto di risorse energetiche, attività di sorveglianza e potenziali interventi mirati, con un impatto potenziale sulle dinamiche di sicurezza e sull’economia delle zone interessate. la narrativa associata ai voli di droni e all’instabilità operativa delle unità rimane oggetto di verifica, ma resta evidente la presenza di meccanismi di controllo e di pressione che si sviluppano in parallelo alle rotte commerciali.

Nominativi di rilievo presenti nella fonte:

  • Vyacheslav Kalashnikov — ex ufficiale dei servizi russi, a capo di Moran Security.

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