Falso allarme a Varese: scambiato un amplificatore GSM per un drone russo

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Falso allarme a Varese: scambiato un amplificatore GSM per un drone russo

Un recente episodio di vigilanza tecnologica ha coinvolto l’area di ricerca e una zona residenziale vicina. La procura di Milano ha chiesto al Gip di archiviare l’inchiesta aperta a fine marzo, dopo che presunti voli di un dispositivo simile a un drone, inizialmente attribuiti a una fabbricazione russa, risultavano registrati presso l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ispra) in provincia di varese. La vicenda ha portato a una ricostruzione dettagliata degli elementi tecnici e delle responsabilità, senza riscontrare elementi che corroborino l’ipotesi iniziale.

drone zala 421 e falsi positivi vicino a ispra

Secondo le verifiche, il non era russo e non rappresentava un drone nel senso classico del termine. A sorvolare la divisione elicotteri di Leonardo a Vergiate, poco distante dall’ispra, non si registrava nulla di anomalo. L’allarme è scattato a causa di una serie di falsi positivi, causati da interferenze del sistema di sicurezza sovrapposte all’attività di un amplificatore di segnali Gsm di bassa qualità utilizzato da una famiglia per migliorare la connettività internet della villetta circostante.

Il software di monitoraggio aveva individuato frequenze riconducibili a un drone ZALA 421, appartenente al medesimo gruppo ZALA Aero Group, azienda soggetta a sanzioni europee dopo l’invasione dell’Ucraina. L’intercettazione delle sequenze è stata attribuita al sistema di sicurezza fornito dalla società tedesca Dedrone GmbH, tramite un programma interno sviluppato dalla compagnia lettone Raw–Tech.

Secondo la versione fornita, l’errore deriverebbe dal mancato riavvio periodico del software, condizione necessaria per ridurre gli errori di analisi. In questo modo, la combinazione tra interferenze locali e impostazioni non periodicamente aggiornate ha generato un quadro di allarme non corrispondente a una minaccia reale.

contesto operativo e elementi di verifica

Nelle vicinanze del centro di ricerca è stata trovata una Cadillac di colore giallo, attribuita a un uomo riscontrato con utenze russe. Le verifiche successive hanno accertato che i 14 contatti registrati dall’individuo erano cittadini russi, proprietari di ville nelle vicinanze, fornendo un quadro di contatti estesi ma non correlato con l’evento denunciato, che resta oggetto di verifica senza conferme sull’uso di apparecchiature o piattaforme hardware legate al drone sospetto.

esito delle indagini e stato dell’inchiesta

La procura ha avanzato la richiesta di archiviazione dell’inchiesta, chiudendo di fatto il fascicolo senza emergere elementi di prova che supportassero l’ipotesi iniziale di un velivolo a pilotaggio remoto di fabbricazione russa. L’esito si basa su una ricostruzione che privilegia la spiegazione tecnica dei falsi positivi e delle interferenze di sistema, nonché sull’assenza di correlazioni investigative con dati operativi che confermino l’effettiva presenza di un drone in quota sopra la zona interessata.

Non era un drone russo quello segnalato sopra la sede dell’Ispra a Varese: allarme scattato a causa di un segnale Gsm
Categorie: CronacaTecnologia

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