Banca dei semi palestinese a rischio dopo raid in Cisgiordania

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Banca dei semi palestinese a rischio dopo raid in Cisgiordania

Il patrimonio genetico dei contadini palestinesi è al centro di dinamiche complesse che intrecciano agricoltura tradizionale, conflitti territoriali e resilienza ambientale. Una banca dei semi tradizionali, situata a Hebron, è stata gravemente danneggiata da un intervento militare, mettendo a rischio varietà locali fondamentali per la sopravvivenza alimentare e la continuità culturale della regione.

banca dei semi palestinese: stato attuale e impatti

La sede della banca, che custodiva oltre 70 varietà di semi locali, si trovava in Cisgiordania, a Hebron. Le colture rappresentate includevano pomodori, cetrioli, melanzane e zucchine, molte delle quali non si rintracciano facilmente altrove nel territorio. Questi semi, adattatisi al clima e al suolo della regione, appartenevano a una rete di agricoltori che hanno lavorato a lungo per preservarne le caratteristiche e la rusticità.

La banca è stata istituita nel 2003 con l’obiettivo di tutelare le varietà locali più resistenti alle malattie e alle avversità climatiche, conservando una base genetica cruciale per la sicurezza alimentare domestica. All’interno dell’istituto si reperivano semi raccolti da aziende agricole della Cisgiordania e di Gaza, molti dei quali offrivano caratteristiche adattative che ne facilitano la riproduzione nelle condizioni locali.

Nella nota diffusa dalla National Farmers Union, viene sottolineato che i semi conservati dagli agricoltori palestinesi costituiscono il fondamento del sistema alimentare tradizionale e hanno richiesto generazioni di selezione accurata, con attenzione alle condizioni del terreno e alle esigenze della comunità.

banca dei semi palestinese: distruzione e conseguenze immediate

Il 31 luglio 2025, l’esercito israeliano ha devastato l’istituto dei semi tradizionali palestinesi e le infrastrutture dell’Unione dei Comitati di Lavoro Agricolo (UWAC). L’azione è avvenuta senza preavviso, con l’impiego di protezione militare, e ha reso inutilizzabile la sede di Hebron. Secondo la UWAC, la distruzione crea una ferita profonda non solo dal punto di vista fisico, ma anche per la continuità intergenerazionale tra agricoltori e terra.

La perdita di una banca dei semi nazionale è attribuita a una cornice politica che, secondo le associazioni palestinesi, mira a minare la capacità di conservazione e riproduzione delle varietà locali, mettere in discussione la sovranità alimentare e indebolire la struttura agricola comunitaria.

banca dei semi palestinese: cronologia degli eventi

La banca è stata istituita nel 2003 per preservare le varietà più robuste delle colture locali, destinando risorse a una conservazione a lungo termine. Nel 2021, Israele ha etichettato UWAC come gruppo terroristico, decisione non corroborata dall’ONU né dall’UE, con la chiusura dell’ufficio centrale a Ramallah. La distruzione del 2025 è descritta come un’azione mirata e senza preavviso, che ha compromesso l’archivio di sementi e le infrastrutture associate.

La realtà operativa della UWAC e delle sue attività viene presentata come parte di una dinamica più ampia di pressione sui contadini palestinesi e sui loro mezzi di sussistenza. La perdita di semi tradizionali non è soltanto una perdita agricola: rappresenta una ferita culturale e storica per una comunità legata in modo profondo alla terra e alle sue risorse genetiche.

In assenza di ulteriori riscontri nelle fonti disponibili, la situazione resta descritta attraverso i documenti e le dichiarazioni ufficiali delle organizzazioni coinvolte, che chiedono tutela per i semi locali e per la resilienza agricola della regione.

Cisgiordania, la banca dei semi palestinese rischia di perdere tutto dopo il raid di Israele del luglio scorso

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