Sab05192012

Last update03:09:16 PM

Back Sei qui: Home Arte&Intrattenimento Arte&Intrattenimento Libri

L'insostenibile leggerezza dell'essere

l-insostenibile-leggerezza-dell-essere-di-milan-kunderaIn 28 anni dall’uscita del libro l’ho letto 4 volte..ed ogni volta un’emozione diversa..oggi sono rimasta più perplessa che coinvolta dalla “grandezza”dei personaggi..e credo basti così.

La pesantezza ha preso il sopravvento…lo sconcerto ha prevaricato sull’ammirazione per i protagonisti che in quanto tali inevitabilmente s’ inebriano di un’aura che li rende speciali e unici come se ogni pensiero,ogni sensazione,ogni desiderio fosse tanto straordinario da essere irripetibile. Loro sono nella storia e possono fare e dire qualsiasi cosa e “alltrove” perderebbe valore.

Prendiamo Thomas quale significato avrebbe l’amore per Tereza al di fuori di una storia se fosse  costellata di tradimenti?si può amare e non tenere in alcun conto il dolore di chi si ama?e seppure non si considerassero tali,elaborando l’ipotesi supportata da Thomas che le altre relazioni rientrassero solo nelle azioni di sesso e  non ascrivibili affatto  al sentimento vero,c’è chi potrebbe comunque  sopravviverne?

Tereza è parte di un gioco crudele,che considera la possibilità che si possa giorno dopo giorno  sentire l’odore del sesso tra i capelli e continuare ad amare,seppure immaginando in sogno di morirne….mentre l’altro le trattiene le mani per ridurne il tremore,ritenendo che possa bastare ad accettare. Ha senso…se si prova amore tutto  ha senso ma ne ha ancora di più nella finzione, dove ogni pensiero parlato può essere letto come  comprensibile,giustificato,ammirato…..leggero. Ho una domanda allora:il dolore che lei prova è leggero o pesante?

Io non ho risposte…non so molto sull’amore,non molto!...sul dolore e l’indifferenza,la superficialità,la disattenzione e la mancanza di cura so molto di più..!?

.. Sabina e  Frank,ancora….quanto amano davvero?lei non nega di non saperlo ma come lui vive, si muove e produce agiti che possano essere apprezzati,considerati,amati….vivere come in una recita,sentirsi parte di questo noi collettivo soltanto se qualcuno ci osserva,ci riconosce come importante,significativi…se ci guardiamo intorno siamo in tanti così!ci serve l’encomio,l’applauso,l’approvazione.Che sia un genitore,un’amante,un’amico…non esistiamo senza e non ci serve sempre sapere che l’altro ci ama davvero,che sente dolore quando soffriamo e gioia quando siamo felici..

E’ questa la leggerezza?rilassarsi senza pretendere troppo..lasciarsi andare alla vita e rinunciare su quanto non produce in noi veramente pesantezza?..come Thomas che lascia il suo lavoro importante nella scala sociale di chirurgo e sceglie per amore?..di trasferirsi in campagna,liberando per necessità Teresa dall’odore del sesso? Per lei solo la morte rappresenterà la  liberazione dalla pesantezza della vita…..

Le storie sono vere

roth patrimonio

*Philip Roth, Patrimonio. Una storia vera. Trad. it. di Vincenzo Mantovani, Einaudi, 2007. Titolo originale: Patrimony. A True Story, 1991.

È l’autobiografia di un pezzo di vita dello scrittore o il rispecchiamento di un parto prematuro di chi non vuole lasciarsi morire insieme agli altri. Il valore di un rapporto rafforzato dagli stralci di una malattia che non inganna, ma anche l’ironia di una composizione incerta, una borsa da portare su una spalla sola. Traballante è anche la famiglia che non vede il padre, mentre a vederlo è lo scrittore. Si aspetta la morte e si spera anche che non ci sia altro da fare: evitare l’operazione permette di allungare la strategia di fantomatica realtà, per dirla alla Moretti di Caos Calmo, che ogni decesso preannunciato affida alla fedeltà dei consaguinei. Philip Roth è Philip Roth. Ma è anche il padre morente che lascia tracce biologiche alla terra, la puzza degli escrementi, la paresi facciale, il senso di disuso che tanto fa male a chi gli offre riverenza. La sua storia, che è una, fa da fondale al mare di usanze e di partizioni ineque che la vita mostra. Ancora disuguaglianze religiose, oggi che la parola religione fa ridere molti artisti che si sentono esonerati dalla credenza, dal rito.

Ma se c’è il rito fa paura a chi non sa che farsene e continua a ferire i portatori di un handicap antico che è la speranza. C’è anche il ricordo, lievi flashback di una presenza materna già offuscata dalla morte. E ci sono fratelli evanescenti che appaiono per aspettare senza intervenire. Ci si accapiglia per un pezzo di corpo, mentre i pensieri se ne vanno a spasso tra le parole dello scrittore. Che dire di quello che va da una donna a una tomba, da un viaggio della speranza a quello di una semplice inflessione della soggettività “la morte”, assicurata alla riluttanza ad essere informata: chiusi in una casa, come in Moretti, per rincorrere quello che non c’è, ma per ospitare per un paio di giorni quello che dovrebbe essere certo, l’ultimo dialogo di un sognatore, o l’ultimo sogno di un dialogo tra genitore e figli. È un po’ come se l’autore dicesse a suo padre, al suo sogno e a sé: non ti volto le spalle, ma devo essere vittima anche per te. Poi non c’è altro da fare che riprendere le giornate da dietro le quinte e lasciare che nel viaggio leggero il dirimpettaio si rimetta a sorridere di sé, del suo corpo incontrollabile, degli orpelli che gli si affilano come spine. Si diventa qualche altra cosa, un serpente in Ovidio, un moscone, una principessa nelle storie di chi scrive per il fanciullo mai morto.

Chi crede nella verità si lecca i baffi, a non farsi sottrarre quel po’ di patrimonio che resta dai nostri avi. È il sincero disinganno che appare come pinza in ogni capitolo, per scomparire quando l’autore decide di non dire al padre del suo quinto bypass, quando lui stesso si sente un bambino e un nuovo, perché il suo sangue “poppa, poppa” ancora. Dal vedere al sentire, dialogo morto di un fare gravoso, quello di sentire ancora un legame, l’autorità diventa sincerità, e forma interiore a un corpo che può non essere più usato. Se fosse mio padre non sarebbe così, suggerisce lo scrittore, ma sarei io stesso ad essere lui e forse lo sono. Ma non è un finale introspezionista che ci concede, piuttosto uno estro-espressionista, in cui ogni attimo concesso al morente è sanzionato dalla carta vincente dell’abbandonarsi del senso ai sensi, per rinnegarli e non tornare più indietro. È rimasto nello sguardo di lui accasciato e morto il chiudere gli occhi che tanto aneliamo, sentendo di non poter fare altro che assaporare.

Appunti sulla letteratura del Calabrese

libri antichi 470x352323

La vita nell’ideale romantico

Seguendo il ritmo delle riflessioni che attraversano la letteratura e il pensiero italiani ed europei, la cerchia degli intellettuali calabresi che hanno dato vita al periodico Il Calabrese (15 novembre 1842 - 30 dicembre 1847), pubblicato a Cosenza presso la tipografia di Giuseppe Migliaccio.), offre le immagini che permettono di riunire lo spirito ampio e generale delle riflessioni del tempo agli spunti locali, per ricongiungersi in quel complesso di situazioni e azioni che hanno attraversato la Calabria della prima metà dell’ottocento in quello generalmente è chiamato romanticismo calabrese. Il luogo d’incontro ideale tra letteratura e società è un punto di partenza decisivo nel pensiero degli intellettuali dell’epoca, riflesso di una attenzione a respiro più ampio.

Tutta la vita di un popolo, come quella di un uomo, di tre grandi periodi, di tre grandi ere par si componga – Gl’individui, come le nazioni, nella loro gioventù vivon la vita de’ sensi, la loro esistenza è tutt’al di fuori, i loro organi sono tutt’in esercizio, la vita interiore è nulla, o poco per essi – Nell’età, che tramezza la gioventù, e la maturità, comincia ad operarsi la reazione, abbandonasi la natura materiale, e lo spirito ritirandosi dal mondo esterno si và ripiegando sopra se stesso – In questo secondo stadio dell’esistenza vuoi sociale, vuoi umana, l’anima ondeggia in una specie di dualismo, è in preda a due forze, è tratta a vicenda dalle idee, e dalle sensazioni, dall’intelletto, e dalla materia, del sentimento, e dalle impressioni esterne – Nell’età matura de’ popoli, degli’individui compiesi per intero la reazione – l’intelligenza si svolve – escono in campo le questioni filosofiche, e morale, l’analisi metafisica prende il luogo della percezione delle cose della natura.

Il periodico cosentino, che si presenta ufficialmente con contenuto letterario, artistico e scientifico, mostra un quadro variegato degli aspetti della Calabria del diciannovesimo secolo ed in particolare della classe intellettuale che vi partecipa. Prima del 1848 troviamo, infatti, nei giovani intellettuali calabresi, un forte ideale romantico che si unisce alle identità specificatamente locali.L’interesse di coloro che vi intervengono è principalmente legato alla letteratura e all’arte, e al loro affacciarsi sugli eventi che colpiscono la città e i dintorni.

Emergono così almeno due aspetti interdipendenti: uno storico-politico ed uno letterario-poetico, che si riuniscono nelle riflessioni di molti tra gli scrittori. Il primo è rappresentato dagli articoli che informano sulla situazione pubblica, sui piccoli o grandi eventi culturali e politici, rivolti verso gli echi che risuonano al di là del mezzogiorno. Il secondo è quello più evidente, segno di un interesse attento per i fatti letterari. È dall’unione più o meno articolata delle riflessioni sulla poesia e l’arte, infatti, che possiamo ricostruire un’immagine della provincia cosentina nella prima metà del diciannovesimo secolo.


Dal romanzo alla poesia

Se come icone della coscienza poetica e popolare ci sono gli interventi in vernacolo, si sviluppa, così, contemporaneamente, negli interventi letterari, uno sguardo verso il contesto italiano e europeo, con riflessioni sulla possibilità del rapporto tra poesia e società.

La citazione dantesca utilizzata come epigrafe, già elegge il periodico di Saverio Vitari e Francesco Scaglione, e dei numerosi scrittori, tra cui Biagio Miraglia, Vincenzo Padula, Domenico Mauro a quella che può essere considerata un’opera letteraria tipicamente romantica, con l’attenzione a Dante e a Manzoni, all’eticità delle letteratura come testimonianza storica della vita e dell’attività dei giovani intellettuali cosentini prima del quarantotto. Le riflessioni sul rapporto tra poesia e vita sono al centro del dibattito tra le pagine del Calabrese. In particolare la nascita del romanzo è argomentata da Padula fino ad illustrare il punto in cui si pone l’attività dell’intellettuale romantico.

Troviamo quindi una forte critica sociale, che testimonia una altrettanto marcata coscienza storica della posizione del poeta, e delle differenze nazionali della poesia, e dunque della vita, come unità inscindibili, in cui l’una è specchio dell’altra:

La posizione dell’intellettuale è dunque colpita dalle stesse scosse che intaccano la stabilità sociale ed è per questo motivo che aumenta il divario tra gli intellettuali e la realtà. La disarmonizzazione tra ciò che accade e il lavoro poetico è l’inevitabile risultato della situazione storica affrontata con gli strumenti degli ideali romantici, che, come tali, si oppongono naturalmente a ciò che vincola il comportamento umano. Il tipo di forma letteraria che entra in gioco negli interventi è strettamente legato ad un orizzonte immaginario e spesso drammatico, tipico della poesia romantica.

Là dove le analisi delle opere e delle situazioni artistico-intellettuali si intrecciano alla riflessione sociale, di stampo generale, almeno fino a che Il Calabrese non si trasforma in Il Calabrese Rigenerato, è evidente il riflesso delle influenze strettamente romantiche. Nel divario tra ciò che può essere immaginato come ideale e ciò che effettivamente si pone sotto gli occhi dei giovani calabresi e cosentini, emerge lo sguardo a volte rassegnato rispetto ad una crescita socio-culturale non soltanto locale ma che riguarda il paese e l’intero panorama sul quale l’occhio del poeta si può posare. Divario che si impone là dove la riflessione prende le mosse per differenza rispetto al passato. Si osserva così, dapprima, come il poeta poteva, nell’antichità, svolgere il suo compito all’interno dello spazio sociale arrivando a poter collocare il suo trono nella vita reale, nella società positiva, nel regno dello spirito. Ma questa posizione non è più quella dell’intellettuale moderno, costretto ad allontanarsi dalla realtà per poter operare, e a rifiutare la società e perciò obbligato all’isolamento. In questo sembra spegnersi la possibilità di una secolarizzazione della sua attività, ossia una materializzazione sociale della sua azione. La poesia, stretta nella sua individualità, appare divergente dall’azione sociale che allontana e spezza ogni possibilità di crescita intellettuale che sia fruttuosa e fertile. Per queste ragioni la società è vista come un deserto e gli individui che ne sono parti un mucchio di cenere, così il poeta stesso è un fantasma, invisibile a chi non può riconoscerlo.

Abbandonata la corrispondenza tra arte e vita, persa l’armonia tra le variabili sociali, rimane la condizione permanente dell’artista come forza oppositiva e contraria.


Il teatro calabrese

C’è un presente ed un passato che gli intellettuali calabresi intendono portare avanti e conservare. È in questo modo che la rassegnazione cerca di allearsi con la speranza a volte idealizzata della Calabria romantica capace di trasformare la realtà attraverso il lavoro degli scrittori che partecipano al progetto del periodico. Le immagini che emergono dalle pagine della rivista sono, infatti, quelle di una realtà ancora carica di opposizioni, contraddizioni. Da un lato gli intellettuali dell’alta borghesia, dall’altro il popolo di cui non emergono che poche tracce. C’è, tuttavia, un margine aperto che emerge dagli scritti, il margine delle storie che si raccontano, quello della vita degli scrittori e poeti che intervengono sul Calabrese. Una vita ornata dalle bellezze dell’ideale romantico, dei sogni e delle idee possibili, che tuttavia è costretta ad affacciarsi alla finestra per guardare la lotta con la Storia. È vero, infatti, che molti furono tra di loro quelli che subirono il colpo mortale dell’epoca, e che altri cercarono disperatamente di continuare ad operare attraverso la linea o il filo sottile che attraversa ogni articolo scritto sulle pagine del quindicinale. 

Tra gli intellettuali calabresi si sviluppa così la necessità di recuperare le forze e reagire al governo proibitivo attraverso una forma tuttavia ancora chiusa nei circoli accademici, e circolante tra i pochi che possono permettersi di abbonarsi ad un periodico di stampo strettamente elitario. Dell’immagine della vita degli intellettuali, molti dei quali avvantaggiati da un’istruzione privilegiata, unica possibilità per i giovani abbienti dell’epoca, emergono, così, le fugacità di lettere d’amore mai spedite e romanzi d’appendice in cui la figura femminile è esaltata nella sua oggettività estetica e letteraria, come soggetto marginale rispetto all’azione dell’uomo. E ancora le storie di brigantaggio, con le figure eroiche dei giovani e di amori immaginari o mai corrisposti. Possiamo quindi guardare le pagine letterarie del Calabrese come si guarda ad un’azione drammatica a più atti, attraversata da personaggi che mutano le loro vesti in base a ciò che raccontano. 

È nello sguardo attento dell’intellettuale che si manifesta l’interesse e la necessità di costruire una realtà parallela ma non a priori rispetto a quella brutale che il resto della società offre, risultato delle azioni umane precedenti che si ergono al di là della volontà dei singoli pensatori.


Poesia e vita

La ricerca di una corrispondenza tra arte e vita che si manifesta come sentimento che retroagisce dalla società al poeta in una circolarità sistematica all’occhio del letterato dell’ottocento, è evidentemente la base e l’amido che unisce coloro che intervengono nel periodico.

Tutti gli articoli sulla letteratura e sulla poesia, infatti, appaiono come trame dello stesso tessuto, rette dal filo che è anche il fine realizzato e discreto di ciascun intervento, ossia quello di portare avanti gli ideali di una realtà non chiusa in se stessa, ma pronta ad abbracciare gli orizzonti più ampi della letteratura del tempo. Si tratta di un’emergenza sociale non più ripetuta nella sua chiarezza e unitarietà. Nel Calabrese Rigenerato, infatti, si avrà l’abbandono quasi completo degli aspetti letterari per dare spazio ad una necessità più appetibile alla massa e più legata ad un’urgenza informativa rispetto agli eventi che avranno luogo nel quarantotto. Sono ancora la letteratura e la poesia che ne preannunciano la comparsa. Si vede, nel quinto anno di attività del periodico cosentino, in un contesto mutato e dalle dinamiche mutevoli, una complessità non riducibile, così come si presenta all’occhio dell’intellettuale.

In conclusione possiamo individuare tre grandi macroaree di intervento. In particolare, là dove ci sono riflessioni sull’arte e la letteratura emerge uno specchio della realtà italiana, mentre una forte caratterizzazione locale è data nei sonetti e negli intermezzi dialettali. Si trova, infine, a tratti, ma non più paradossalmente rispetto a ciò che abbiamo visto, l’intellettuale che rende omaggio al luogo in cui vive.

Se una letteratura è possibile là dove non è più possibile la realizzazione di un’attività che sia conforme ad un ideale che tuttavia si nutre delle immagini reali di un’epoca d’oro, l’antichità, in cui si è manifestata l’unione del letterato e del poeta all’interno dello spettacolo sociale, questa è una letteratura che rispecchia la realtà, e dunque incerta e non più armoniosa. L’epica fanciullesca della prima età si è trasformata, inevitabilmente, rincorrendo i movimenti drammatici nel quadro della vita sociale.

 


 

Oltre i confini dei mondi con il fumetto tra oriente e occidente

 marvel-digital-comics

Alle voci di un ennesimo ritorno di alcuni Comics, i lettori più affiatati si chiedono se è una mossa di marketing fine a se stessa o se davvero si pensa di voler dire qualcosa di serio ai ragazzi, così come si è detto quando i disegnatori mangaka, esperti, progettavano quello che gli adulti hanno già imparato. Il valore di una reintroduzione di un mondo di sensi e significati non è soltanto una mossa di mercato, o almeno non si capirebbe se si tratterebbe di un ritorno legato alle contingenze del disegnatore o se davvero è riferito a un’azione maieutica. L’importanza del lettore e della fiducia che gli viene data è quel rafforzamento del sodalizio tra storia e tempo delle idee.

Sotto le strisce e le vignette ci sono tradizioni che sono importanti come nel caso della storia dei manga. L’universo fluttuante di ciascun ukiyo-e inizia a diffondersi al di là dell’oriente dall’apertura del paese all’occidente, nel 1868. Il cosiddetto stile liberty deriva in effetti dalle xilografie che avvolgevano le porcellane destinate all’esportazione, fin dal 1192. La delicatezza e la precisione delle stampe giapponesi conserva quel minimalismo che caratterizza i filamenti delle tessiture che fanno gola ai collezionisti. Nei mangaka, disegnatori esperti dei manga, il rispetto per la cultura dalla quale le immagini hanno preso spunto è immutato, in un atteggiamento che supera l’ironia e diventa satira, forma di territorialità della critica e quindi del pensiero.

C’è un elemento religioso che riguarda la sedimentazione del fumetto orientale. In un primo modello di raccolta dei dati che riguardano i diversi piani discorsivi che vengono messi in campo il bianco e nero ha un ruolo primario. È inerente a un’idea di soprannaturale che dalla memoria della tradizione si arriva al colore applicato alle inserzioni figurative. Un esempio è negli stessi Han’yo, anime del folklore giapponese spesso emarginate a causa della loro natura di creature rimaste al confine tra divinità e esseri normali. Inuyasha, anti-eroe ma naturalmente legato ai fatti degli umani, è un risolutore magico dei guai che combinano i suoi amici adolescenti. Oltre il tempo e lo spazio lo sciamanesimo diventa un’irruzione della rinascita della sinergia tra il colore della forma e la logica creativa che distrugge le fasi metanarrative, pur presenti come inserzioni tra le pagine.

Il cibo immaginifico che il fumetto pone come campionatura delle espressioni dà un movimento alle anime che è reso esplicito dalla linearità dei livelli discorsivi delle azioni. Dalle strisce made in Honk Kong fino ai manhua, fumetti cinesi che rispettano i canoni del manga, a assumere un ruolo fondamentale è la sensibilità agnostica delle figure come unità del pensiero. Le pagine sono soltanto imago-centrismi del pensiero mnemonico. Quante serie interrotte popolano la cultura dei mangiatori di fumetti, dai Marvel ai più rari? La coltura di una sorta di alterazione del senso è intrisa della tenacia morale che dal creatore dello storyboard arriva al lettore. Un malessere che avvertirebbe chiunque capisse che lo stendere il colore non è soltanto un lavoro di squadra ma, soprattutto, un regalo che si propaga come al di là delle logiche del lavoro, del mercato, della gerarchia sociale, dello sfruttamento delle risorse.

Lo sbloccare patterns di uno stato avanzato della storia che è rimasto bloccato in precedenza è uno dei metodi più certi che la narrazione mira a conservare, anche nel caso dei cloni dei manga made in Honk Kong. Che si sia favorevoli o meno alla riproducibilità delle creature oniriche e sognanti della favola orientale, il consenso alla significazione semplice, disinibita, dell’arte orientale fa della predestinazione una texture di miscele chiare, al di là delle classificazioni della modernità. Può considerarsi un’impaziente discriminazione quella che vuole confrontare due culture spesso contrapposte. Almeno se si tratta di fare dell’arte figurativa una forza sociale sempre essenziale almeno tra i più giovani. In entrabi i casi la riflessione sulla situazione culturale è al centro della prismaticità di una sintesi della quale i disegnatori di manga e di fumetti sono sempre consapevoli.

Silvia Redente

Le bionde di Donatella

 Per-amore-delle-bionde0001-192x300

Leggendo la storia di Ciro raccontata da Ciro ho realizzato quanto in fondo sia facile  convivere con  l’arroganza, la delinquenza, l’aggressività senza nemmeno rendersene veramente conto………. non ha tanto a che fare con la differenza culturale,i differenti usi e costumi,nemmeno col giusto e l’ingiusto,il bene e il male o del sacro contrapposto al profano ma dell’assoluto,disincantato,incredibile convincimento che esiste una sostanziale differenza tra chi ritiene di poter fare assolutamente tutto quello che gli pare e gli altri…laddove questi ultimi ne avvertono veramente la presenza soltanto se sono personalmente coinvolti o se ne sentono parlare dai media.


Esiste un genere umano che crede di essere  diverso,di una specie che rasenta il divino e che non può e non deve sottostare a leggi e norme che esulano da questo paradigma. Ci sono persone che non ascoltano il buon senso perché ritengono sia senza significato,se non quello dell’appartenenza ad una logica di sopraffazione del loro status di esseri superiori e intoccabili. A questa categoria appartengono tutti coloro che credono e ritengono di potere e di dovere agire solo ed esclusivamente seguendo il proprio sentire,incapaci di accorgersi persino che esiste l’altro e gli altri da sé con  aspirazioni,sentimenti e desideri autonomi.


Ciro si racconta e nella sequenza incredibile  di furti,rapine,omicidi,sopraffazioni e violenze di ogni genere, impensabili per  un solo individuo ma probabilmente concentrate nella stessa storia per necessità sceniche, non trova niente che possa ricordargli di essersi del tutto allontanato dalle caratteristiche uniche del genere umano,quelle che dovrebbero perlopiù distinguerci dalle bestie(benchè troppo spesso si ritrovino esse ad insegnarci più di quanto possano imparare da noi):l’intelligenza,la dignità,la pietas,il rispetto e l’amore per l’altro.


Lui si considera e considera quelli come lui “bravi ragazzi”,uomini d’onore,leali,solidali,amici salvo poi eliminarli al primo errore con crudeltà e ferocia.


Gli altri,quelli da derubare,aggredire,sopraffare,calpestare anche per motivi futili….sono semplici strumenti utili alla pratica di costoro e magari dovrebbero nel loro immaginario comprenderne la missione e persino sentirsi grati di esserne parte attiva.

La difficoltà di comunicazione tra i due mondi sta nell’incapacità di entrambi di riconoscere la legittimità dell’altro: ognuno pretende di avere la verità e non sa né può capire l’insofferenza dell’altro. Sono entrambi convinti di essere i buoni…ed evidentemente seppure il migliore sia ovviamente colui che non commette nessuna delle nequizie raccontate da Ciro,l’altro rischia di compromettersi nel momento in cui non sa sottrarvisi seppure nella semplice osservazione esterna.


“Camorristi. E’ vero. Fuorilegge. E’ vero. Senzapatria. E’ vero. Malapianta… Nooo, solo gente costretta a fuggire, nascondersi, imboscarsi. Correndo sul filo dell’illecito. Ma rispettando le regole: le proprie. E quelle degli amici”.

Stronzate!Camorristi,fuorilegge,malapianta…sii…!che sceglie,non è “costretta” a  fuggire..!..è gente che usa la prepotenza e la violenza come strumenti relazionali,senza regole se non quelle della violenza  …gentaglia che mortifica il genere umano,al contrario di come fa Roberto Saviano.

“Spesso mi si chiede come sia pos si bile che delle parole pos sano met tere in crisi orga niz zazioni crim i nali potenti. In ver ità ciò che spaventa è che tutti pos sano d’improvviso avere la pos si bil ità di capire come vanno le cose. Avere gli stru menti che svelino quel che sta dietro” R.S.

 

Cime Tempestose

cime-tempestose-riassunto

In quest’estate anonima e afosa,tra giornate trascorse al computer in un ufficio vuoto  con il solo conforto del condizionatore e della musica,il tempo libero non si può usare che leggendo…l’energia per fare ancora altro è annientata dalle circostanze…ed è un bel fare,soprattutto se ripescando tra i libri si ritorna ad attraversare lande e cime tempestose!

Già,Cime tempestose….l’ho letto più volte negli anni e ne ho visto anche numerose versioni cinematografiche ma a distanza di tantissimo tempo oggi mi appare davvero una trama diversa.

Nel mio immaginario è sempre stata una straordinaria storia d’amore,eppure in questo caldissimo 2011  leggo soprattutto  la sequenza instancabile di una narrazione di crudeltà gratuite e inutili.

Katreen e Heatchliff si amavano molto,è vero….lui era lei e lei lui…  “Vita della mia vita” e “Anima della mia anima”…!giusto!Io sono Heatcliff..dice Katy ma troppo tardi per impedire a lui di andarsene…pochi secondi prima aveva ritenuto degradante sposarlo!...e nello spasimo del dolore lei sposa il damerino e lui si arricchisce con il solo scopo di tornare a riprendersela..magari si sentirà meno svilita!...purtroppo lei muore di parto e il dolore di lui gli fa desiderare di rivederla ancora,anche sotto forma di natura incorporea.

Ed è qui lo stupore dei miei ricordi:il resto della storia doveva in qualche modo concentrarsi su               quest’amore  etereo ma presente,tra due anime unite dal desiderio di rimanere unite anche nella morte…certo,lui odia tutti quelli che in qualche modo gli hanno attraversato la strada nel percorso che portava a lei….ma la necessità di ordire trame su trame per annientare tutto e tutti e prendersi cose,di cui in realtà non gli importa niente,che senso ha?Odio e amore intenso,è questo il contenuto profondo del racconto…la capacità di amare tanto da sentirsi davvero un tutt’uno con l’altro...eppure quanto poi le banalità del quotidiano possono allontanare dal desiderio di condividere questo genere  di amore!che ha senso solo se rappresenta l’unico genere!

Katy è morta ma rimane lì nell’aria,nella brughiera,nello spazio delle cime tempestose per vivere da morta una vicinanza che non ha saputo coltivare da viva(…..non è una colpa,lo so….tutti fanno scemenze..domandatelo a me!..)..tuttavia a che serve contrapporre tanto odio per un amore che non si è potuto condividere!?o è forse il necessario contrappeso per una vita vissuta inutilmente perché senza l’amore?

Heathcliff odia tutti ed esprime con cattiveria e crudeltà il suo odio,pari solo al suo amore per Katy..ma si può definire questa una storia d’amore? ….ricordo che ho pianto molto anni fa quando lei è morta…e ricordo che il grido”Heathliff..Heathcliff..”mi è rimasto in mente per anni….mi commuoveva davvero..adesso non lo so, il libro…mi ha delusa ecco!così pure nelle due versioni dei film che ho sentito il bisogno di vedere:quella del 1992 con uno splendido Ralph Fiennes e un’insignificante Jiuliette Binoche(che adoro in altre interpretazioni..vedi Chocolate,stupenda!). Lui,che per me è la vera rappresentazione del bel tenebroso, è azzeccatissimo per la parte: rappresenta perfettamente l’uomo perso d’amore..è meno credibile per quanto attiene   l’odio!Ha occhi e sguardo troppo penetranti e intensi per odiare;e l’altra versione per la televisione del 2004,con Alessio Boni e  Anita Caprioli .Lui convince sia per l’aspetto da  zingaro,sia nella capacità di esprimere odio e amore…..lei brava ad esprimere la superficialità e la frivolezza di Katreen..tuttavia anche qui si avverte poco l’intensità del sentimento.

Sembra che Emily Bronte in realtà si sia lasciata morire….forse amava molto un fratellastro e non ha retto alla sua morte…comprendo quanto debba essere faticoso vivere se la vita diventa uno sforzo…magari accanirsi sugli altri consente alle energie di concentrarsi su qualcosa piuttosto che lasciarsi andare e basta?………..sarà per questo dunque che c’è tanta cattiveria in giro?

{qtube vid:=coMZAIAmBYg}

Il carteggio Aspern

Il_carteggio_Aspern

Il carteggio Aspern

The Aspern papers di Henri James è stato pubblicato per la prima volta  nel 1888…è lo stesso H.James del più noto  Ritratto di signora!Chi non lo ricorda!..

La passione che investe  l’io narrante nella ricerca di qualunque oggetto sia appartenuto al poeta americano Aspern è assoluta:un’artista della parola vissuto agli inizi dell’ottocento di cui egli è diventato ossessionato cultore, sentendo di voler conoscerne gli aspetti anche più intimi,pronto a tutto pur di ottenerli..o quasi!

Scopre,infatti,dell’esistenza a Venezia di una donna, miss Borderau che sarebbe stata amante e musa di Jeffrey Aspern(quando?un secolo prima?)senz’altro in possesso di documenti preziosi appartenuti al poeta:il famoso carteggio,appunto!e ben altro. Il desiderio di fondere e confondere il passato con il presente si fa strada nelle mente dell’uomo che da semplice intellettuale curioso e appassionato si trasforma in semplice  “canaglia”.

La rintraccia e spacciandosi per un intellettuale interessato alla storia di antichi sontuosi palazzi ormai in rovina spende tutto il suo patrimonio per un esoso fitto di parte della casa,abitata oltre che dalla vecchia signora senza età,da una nipote Miss Tina.

Dall’iniziale strumentalizzazione dell’uomo,intenzionato a carpire la fiducia delle due donne e ad entrarne in intimità pur di raggiungere l’agognato scopo,ci si inoltra lentamente nelle intenzioni dell’anziana e decrepita donna che assai più scaltra di lui ne ha compreso i motivi e subdolamente ha già pianificato ben altro:il carteggio in cambio della “sistemazione”della nipote.

Quest’ultima, ignara delle intenzioni della zia,tende già di suo a considerare l’uomo un potenziale amante e pur legata alla parente,si lascia irretire per consentire all’uomo di recuperare quanto richiesto..ma egli non è disposto proprio a tutto per ottenere il materiale e rifiutando la donna alla morte della zia si trova costretto a rinunciare anche al tesoro:distrutto e incenerito. Si salva soltanto un ritratto dell’autore, che egli finge di vendere per la non più giovane donna e consumando gli ultimi risparmi è costretto a ricordare,guardandolo,il carteggio perduto.

Emerge nella storia tutta l'ansia di prendere possesso del passato anche a costo di calpestare il presente..quasi che la bellezza svanita se recuperata e apprezzata nel suo intrinseco valore potesse restituire lucentezza alla insignificante realtà del momento....risulta persino stonata l'avidità della vecchia signora,un tempo lontano musa ispiratrice del genio...

L'anelito di sapere se e come il carteggio troverà la luce e giungere in fondo alla storia produce un'inevitabile delusione e sconforto per il suo epilogo....quasi quanto per il Ritratto di signora!

Sotto la pergola

Un piccolo libricino che mi è capitato tra le mani, alla ricerca di qualcosa da leggere... due racconti brevi di Luigi Capuana che ti risucchiano in un vortice che dura solo un soffio, apparentemente dunque insufficienti per coprire un tempo uggioso e inutile, ma assolutamente carichi di intense emozioni.

220px-Italy_by_Finnemore_John_5

Tortura e Sotto la pergola: storie di sensi di colpa che generano tormenti, ansie, rimorsi che condizionano un'intera esistenza...al punto da modificarne la direzione e da influenzarne la visione della realtà.

Teresa, nel primo racconto, viene insidiata come si poteva fare alla fine dell'ottocento, dal fratello di suo marito.. quest'ultimo dopo due anni d'amore segreto le confessa il suo sentimento.. .tale grave peccato produce nella donna smarrimento e vergogna! Lui scappa via, chiedendole perdono e di non confessarlo al marito (per suo fratello sarebbe un'inutile dolore).. lei trascorre il resto del tempo a tormentarsi! L'avrò incoraggiato? Sono responsabile dell'accaduto? Che farò? Che dirò? e così di seguito.... Capuana riesce in poche pagine a trasmettere l'angoscia di questa donna per un peccato che non ha commesso... trascurando, in verità, colui che evidentemente davvero viveva il tormento di un amore impossibile e il senso di colpa per il sentimento improprio cresciuto dentro di lui, suo malgrado... l'uomo infatti si suicida, lasciando al fratello il fardello di una moglie praticamente impazzita per nulla!

Compari N'toni, soprannominato Nasca, per tutta la vita coltiva una vite.. i cui frutti lascia marcire, senza nè consumarli nè permettere a nessuno di assaporarli! ..e l'uva pergola la mangiano le vespe e gli insetti... Tutti pensano che la moglie sia fuggita trent'anni prima con un uomo e che quella vite ne sia in qualche modo il simbolo della vendetta.... ma a quanto pare nasconde ben altro... Rosa Puccio è proprio sotto la pergola, morta per sbaglio: per un litigio diceva che avrebbe dovuto sposare l'altro e Nasca, per farla tacere ha premuto troppo...

Luigi Capuana,capostipite del verismo.....

Discussioni recenti sul Forum

Replies Topic
History:   4h   8h   12h   24h

Utenti online sul Forum

Krasheninin
Krasheninin
Fabiana Bianchi
Fabiana Bianchi
admin
admin