Lutto nello spettacolo: è morta Donna Summer
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- Pubblicato Giovedì, 17 Maggio 2012 18:08
- Scritto da Matteo Morreale

LOS ANGELES: è lutto nel mondo dello spettacolo e della musica, la cantante Donna Summer (LaDonna Andre Gaines) , famosa cantante POP anni '70 '80 e '90, è deceduta oggi.
Aveva 63 anni, malata da tempo di cancro.
L'insostenibile leggerezza dell'essere
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- Pubblicato Giovedì, 19 Aprile 2012 17:47
- Scritto da Roberta Iorio
In 28 anni dall’uscita del libro l’ho letto 4 volte..ed ogni volta un’emozione diversa..oggi sono rimasta più perplessa che coinvolta dalla “grandezza”dei personaggi..e credo basti così.
La pesantezza ha preso il sopravvento…lo sconcerto ha prevaricato sull’ammirazione per i protagonisti che in quanto tali inevitabilmente s’ inebriano di un’aura che li rende speciali e unici come se ogni pensiero,ogni sensazione,ogni desiderio fosse tanto straordinario da essere irripetibile. Loro sono nella storia e possono fare e dire qualsiasi cosa e “alltrove” perderebbe valore.
Prendiamo Thomas quale significato avrebbe l’amore per Tereza al di fuori di una storia se fosse costellata di tradimenti?si può amare e non tenere in alcun conto il dolore di chi si ama?e seppure non si considerassero tali,elaborando l’ipotesi supportata da Thomas che le altre relazioni rientrassero solo nelle azioni di sesso e non ascrivibili affatto al sentimento vero,c’è chi potrebbe comunque sopravviverne?
Tereza è parte di un gioco crudele,che considera la possibilità che si possa giorno dopo giorno sentire l’odore del sesso tra i capelli e continuare ad amare,seppure immaginando in sogno di morirne….mentre l’altro le trattiene le mani per ridurne il tremore,ritenendo che possa bastare ad accettare. Ha senso…se si prova amore tutto ha senso ma ne ha ancora di più nella finzione, dove ogni pensiero parlato può essere letto come comprensibile,giustificato,ammirato…..leggero. Ho una domanda allora:il dolore che lei prova è leggero o pesante?
Io non ho risposte…non so molto sull’amore,non molto!...sul dolore e l’indifferenza,la superficialità,la disattenzione e la mancanza di cura so molto di più..!?
.. Sabina e Frank,ancora….quanto amano davvero?lei non nega di non saperlo ma come lui vive, si muove e produce agiti che possano essere apprezzati,considerati,amati….vivere come in una recita,sentirsi parte di questo noi collettivo soltanto se qualcuno ci osserva,ci riconosce come importante,significativi…se ci guardiamo intorno siamo in tanti così!ci serve l’encomio,l’applauso,l’approvazione.Che sia un genitore,un’amante,un’amico…non esistiamo senza e non ci serve sempre sapere che l’altro ci ama davvero,che sente dolore quando soffriamo e gioia quando siamo felici..
E’ questa la leggerezza?rilassarsi senza pretendere troppo..lasciarsi andare alla vita e rinunciare su quanto non produce in noi veramente pesantezza?..come Thomas che lascia il suo lavoro importante nella scala sociale di chirurgo e sceglie per amore?..di trasferirsi in campagna,liberando per necessità Teresa dall’odore del sesso? Per lei solo la morte rappresenterà la liberazione dalla pesantezza della vita…..
Al Pacino, peggior attore non protagonista
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- Pubblicato Lunedì, 02 Aprile 2012 16:31
- Scritto da Raffaele Perrina

L'attore del celebre film Scarface, il pluripremiato Al Pacino, dovrà aggiungere un nuovo trofeo alla sua collezione, il premio "pernacchia", ottenuto ai Razzi Awards per la sua interpretazione nel film "Jack e Jill", nel quale interpreta se stesso.
Le storie sono vere
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- Categoria: Libri
- Pubblicato Martedì, 27 Marzo 2012 11:53
- Scritto da Silvia Redente

*Philip Roth, Patrimonio. Una storia vera. Trad. it. di Vincenzo Mantovani, Einaudi, 2007. Titolo originale: Patrimony. A True Story, 1991.
È l’autobiografia di un pezzo di vita dello scrittore o il rispecchiamento di un parto prematuro di chi non vuole lasciarsi morire insieme agli altri. Il valore di un rapporto rafforzato dagli stralci di una malattia che non inganna, ma anche l’ironia di una composizione incerta, una borsa da portare su una spalla sola. Traballante è anche la famiglia che non vede il padre, mentre a vederlo è lo scrittore. Si aspetta la morte e si spera anche che non ci sia altro da fare: evitare l’operazione permette di allungare la strategia di fantomatica realtà, per dirla alla Moretti di Caos Calmo, che ogni decesso preannunciato affida alla fedeltà dei consaguinei. Philip Roth è Philip Roth. Ma è anche il padre morente che lascia tracce biologiche alla terra, la puzza degli escrementi, la paresi facciale, il senso di disuso che tanto fa male a chi gli offre riverenza. La sua storia, che è una, fa da fondale al mare di usanze e di partizioni ineque che la vita mostra. Ancora disuguaglianze religiose, oggi che la parola religione fa ridere molti artisti che si sentono esonerati dalla credenza, dal rito.
Ma se c’è il rito fa paura a chi non sa che farsene e continua a ferire i portatori di un handicap antico che è la speranza. C’è anche il ricordo, lievi flashback di una presenza materna già offuscata dalla morte. E ci sono fratelli evanescenti che appaiono per aspettare senza intervenire. Ci si accapiglia per un pezzo di corpo, mentre i pensieri se ne vanno a spasso tra le parole dello scrittore. Che dire di quello che va da una donna a una tomba, da un viaggio della speranza a quello di una semplice inflessione della soggettività “la morte”, assicurata alla riluttanza ad essere informata: chiusi in una casa, come in Moretti, per rincorrere quello che non c’è, ma per ospitare per un paio di giorni quello che dovrebbe essere certo, l’ultimo dialogo di un sognatore, o l’ultimo sogno di un dialogo tra genitore e figli. È un po’ come se l’autore dicesse a suo padre, al suo sogno e a sé: non ti volto le spalle, ma devo essere vittima anche per te. Poi non c’è altro da fare che riprendere le giornate da dietro le quinte e lasciare che nel viaggio leggero il dirimpettaio si rimetta a sorridere di sé, del suo corpo incontrollabile, degli orpelli che gli si affilano come spine. Si diventa qualche altra cosa, un serpente in Ovidio, un moscone, una principessa nelle storie di chi scrive per il fanciullo mai morto.
Chi crede nella verità si lecca i baffi, a non farsi sottrarre quel po’ di patrimonio che resta dai nostri avi. È il sincero disinganno che appare come pinza in ogni capitolo, per scomparire quando l’autore decide di non dire al padre del suo quinto bypass, quando lui stesso si sente un bambino e un nuovo, perché il suo sangue “poppa, poppa” ancora. Dal vedere al sentire, dialogo morto di un fare gravoso, quello di sentire ancora un legame, l’autorità diventa sincerità, e forma interiore a un corpo che può non essere più usato. Se fosse mio padre non sarebbe così, suggerisce lo scrittore, ma sarei io stesso ad essere lui e forse lo sono. Ma non è un finale introspezionista che ci concede, piuttosto uno estro-espressionista, in cui ogni attimo concesso al morente è sanzionato dalla carta vincente dell’abbandonarsi del senso ai sensi, per rinnegarli e non tornare più indietro. È rimasto nello sguardo di lui accasciato e morto il chiudere gli occhi che tanto aneliamo, sentendo di non poter fare altro che assaporare.
Nelle terre selvagge (o nella natura)
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- Pubblicato Lunedì, 26 Marzo 2012 11:52
- Scritto da Silvia Redente

• Libro: Into The Wild, Jon Krakauer, 1996.
• Film: Into The Wild, adattato e diretto da Sean Penn, 2007.
Ci sarebbe da citare Antoine de Saint-Exupéry con il sentimento della continua insoddisfazione e la ricerca di un sogno illusorio, con l’incompiutezza della vita, accompagnata dal paradosso della realizzazione effimera delle aspirazioni: “Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”. Nel teatro stanzone del mio giardino il filmato è corroso dalle sensazioni di de-jà vu che il protagonista del film trasporta: la storia è vera. Un vero ragazzo nel 1992 ha perso la vita cercando la sua Alaska, all’età di ventitrè anni, e la fotografia alla fine del film ne è una testimonianza. Inoltre non ci sono che continui rimandi testuali alla storia scritta da chi ne ha recepito il senso, che se non fosse realmente stato subito ciecamente dal protagonista avrebbe comunque un valore pedagogico.
Chi donerebbe ventiquattromila dollari invece di studiare, vivere, chi rifiuterebbe un’automobile nuova e scapperebbe, solitario, alla volta dell’ignoto? Forse un po’ tutti, ma qui dobbiamo essere leali con chi si sedimenta nella socialità delle relazioni umane e quindi sostenere la famiglia e il bene sudato e meritato. Non farlo significa dare senso all’animalità umana che tende più alla solitudine (anche se con un orologio d’oro al polso è un po’ difficile chiedere e elemosinare un pezzo di pane, ma il protagonista del film ci riesce) che alla lotta comune.
Il mondo prima razionale e poi amazzonico che il giovane laureato si trova a scegliere è una metafora morta da tempo, ma una serata fumosa può essere sopportata, fino all’ultimo soffio di realtà prefilmica che appare come la nostra stessa vita. Il film rende il reportage come una specie di parodia alla memoria del protagonista, mentre il narratore è intradiegetico (è la sorellina del giovane avventuriero) che fa muovere il fratello un po’ come vogliono i genitori, ma che non può toccarne più i movimenti, giacché lui taglia completamente i rapporti non soltanto con i parenti, ma anche con la sua confidente dell’infanzia.
L’intero film è supportato da filetti che appaiono tra una scena e l’altra, o in ordine sparso, con le parole che descrivono il viaggio del protagonista. Una sorta di lavagna digitalizzata a mo’ di diario di bordo da condividere con il pubblico, murales immediati dei pensieri che vanno a scavare nella mente dello spettatore e a riattirarne l’attenzione.
Appunti sulla letteratura del Calabrese
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- Pubblicato Lunedì, 26 Marzo 2012 11:44
- Scritto da Silvia Redente

La vita nell’ideale romantico
Seguendo il ritmo delle riflessioni che attraversano la letteratura e il pensiero italiani ed europei, la cerchia degli intellettuali calabresi che hanno dato vita al periodico Il Calabrese (15 novembre 1842 - 30 dicembre 1847), pubblicato a Cosenza presso la tipografia di Giuseppe Migliaccio.), offre le immagini che permettono di riunire lo spirito ampio e generale delle riflessioni del tempo agli spunti locali, per ricongiungersi in quel complesso di situazioni e azioni che hanno attraversato la Calabria della prima metà dell’ottocento in quello generalmente è chiamato romanticismo calabrese. Il luogo d’incontro ideale tra letteratura e società è un punto di partenza decisivo nel pensiero degli intellettuali dell’epoca, riflesso di una attenzione a respiro più ampio.
Tutta la vita di un popolo, come quella di un uomo, di tre grandi periodi, di tre grandi ere par si componga – Gl’individui, come le nazioni, nella loro gioventù vivon la vita de’ sensi, la loro esistenza è tutt’al di fuori, i loro organi sono tutt’in esercizio, la vita interiore è nulla, o poco per essi – Nell’età, che tramezza la gioventù, e la maturità, comincia ad operarsi la reazione, abbandonasi la natura materiale, e lo spirito ritirandosi dal mondo esterno si và ripiegando sopra se stesso – In questo secondo stadio dell’esistenza vuoi sociale, vuoi umana, l’anima ondeggia in una specie di dualismo, è in preda a due forze, è tratta a vicenda dalle idee, e dalle sensazioni, dall’intelletto, e dalla materia, del sentimento, e dalle impressioni esterne – Nell’età matura de’ popoli, degli’individui compiesi per intero la reazione – l’intelligenza si svolve – escono in campo le questioni filosofiche, e morale, l’analisi metafisica prende il luogo della percezione delle cose della natura.
Il periodico cosentino, che si presenta ufficialmente con contenuto letterario, artistico e scientifico, mostra un quadro variegato degli aspetti della Calabria del diciannovesimo secolo ed in particolare della classe intellettuale che vi partecipa. Prima del 1848 troviamo, infatti, nei giovani intellettuali calabresi, un forte ideale romantico che si unisce alle identità specificatamente locali.L’interesse di coloro che vi intervengono è principalmente legato alla letteratura e all’arte, e al loro affacciarsi sugli eventi che colpiscono la città e i dintorni.
Emergono così almeno due aspetti interdipendenti: uno storico-politico ed uno letterario-poetico, che si riuniscono nelle riflessioni di molti tra gli scrittori. Il primo è rappresentato dagli articoli che informano sulla situazione pubblica, sui piccoli o grandi eventi culturali e politici, rivolti verso gli echi che risuonano al di là del mezzogiorno. Il secondo è quello più evidente, segno di un interesse attento per i fatti letterari. È dall’unione più o meno articolata delle riflessioni sulla poesia e l’arte, infatti, che possiamo ricostruire un’immagine della provincia cosentina nella prima metà del diciannovesimo secolo.
Dal romanzo alla poesia
Se come icone della coscienza poetica e popolare ci sono gli interventi in vernacolo, si sviluppa, così, contemporaneamente, negli interventi letterari, uno sguardo verso il contesto italiano e europeo, con riflessioni sulla possibilità del rapporto tra poesia e società.
La citazione dantesca utilizzata come epigrafe, già elegge il periodico di Saverio Vitari e Francesco Scaglione, e dei numerosi scrittori, tra cui Biagio Miraglia, Vincenzo Padula, Domenico Mauro a quella che può essere considerata un’opera letteraria tipicamente romantica, con l’attenzione a Dante e a Manzoni, all’eticità delle letteratura come testimonianza storica della vita e dell’attività dei giovani intellettuali cosentini prima del quarantotto. Le riflessioni sul rapporto tra poesia e vita sono al centro del dibattito tra le pagine del Calabrese. In particolare la nascita del romanzo è argomentata da Padula fino ad illustrare il punto in cui si pone l’attività dell’intellettuale romantico.
Troviamo quindi una forte critica sociale, che testimonia una altrettanto marcata coscienza storica della posizione del poeta, e delle differenze nazionali della poesia, e dunque della vita, come unità inscindibili, in cui l’una è specchio dell’altra:
La posizione dell’intellettuale è dunque colpita dalle stesse scosse che intaccano la stabilità sociale ed è per questo motivo che aumenta il divario tra gli intellettuali e la realtà. La disarmonizzazione tra ciò che accade e il lavoro poetico è l’inevitabile risultato della situazione storica affrontata con gli strumenti degli ideali romantici, che, come tali, si oppongono naturalmente a ciò che vincola il comportamento umano. Il tipo di forma letteraria che entra in gioco negli interventi è strettamente legato ad un orizzonte immaginario e spesso drammatico, tipico della poesia romantica.
Là dove le analisi delle opere e delle situazioni artistico-intellettuali si intrecciano alla riflessione sociale, di stampo generale, almeno fino a che Il Calabrese non si trasforma in Il Calabrese Rigenerato, è evidente il riflesso delle influenze strettamente romantiche. Nel divario tra ciò che può essere immaginato come ideale e ciò che effettivamente si pone sotto gli occhi dei giovani calabresi e cosentini, emerge lo sguardo a volte rassegnato rispetto ad una crescita socio-culturale non soltanto locale ma che riguarda il paese e l’intero panorama sul quale l’occhio del poeta si può posare. Divario che si impone là dove la riflessione prende le mosse per differenza rispetto al passato. Si osserva così, dapprima, come il poeta poteva, nell’antichità, svolgere il suo compito all’interno dello spazio sociale arrivando a poter collocare il suo trono nella vita reale, nella società positiva, nel regno dello spirito. Ma questa posizione non è più quella dell’intellettuale moderno, costretto ad allontanarsi dalla realtà per poter operare, e a rifiutare la società e perciò obbligato all’isolamento. In questo sembra spegnersi la possibilità di una secolarizzazione della sua attività, ossia una materializzazione sociale della sua azione. La poesia, stretta nella sua individualità, appare divergente dall’azione sociale che allontana e spezza ogni possibilità di crescita intellettuale che sia fruttuosa e fertile. Per queste ragioni la società è vista come un deserto e gli individui che ne sono parti un mucchio di cenere, così il poeta stesso è un fantasma, invisibile a chi non può riconoscerlo.
Abbandonata la corrispondenza tra arte e vita, persa l’armonia tra le variabili sociali, rimane la condizione permanente dell’artista come forza oppositiva e contraria.
Il teatro calabrese
C’è un presente ed un passato che gli intellettuali calabresi intendono portare avanti e conservare. È in questo modo che la rassegnazione cerca di allearsi con la speranza a volte idealizzata della Calabria romantica capace di trasformare la realtà attraverso il lavoro degli scrittori che partecipano al progetto del periodico. Le immagini che emergono dalle pagine della rivista sono, infatti, quelle di una realtà ancora carica di opposizioni, contraddizioni. Da un lato gli intellettuali dell’alta borghesia, dall’altro il popolo di cui non emergono che poche tracce. C’è, tuttavia, un margine aperto che emerge dagli scritti, il margine delle storie che si raccontano, quello della vita degli scrittori e poeti che intervengono sul Calabrese. Una vita ornata dalle bellezze dell’ideale romantico, dei sogni e delle idee possibili, che tuttavia è costretta ad affacciarsi alla finestra per guardare la lotta con la Storia. È vero, infatti, che molti furono tra di loro quelli che subirono il colpo mortale dell’epoca, e che altri cercarono disperatamente di continuare ad operare attraverso la linea o il filo sottile che attraversa ogni articolo scritto sulle pagine del quindicinale.
Tra gli intellettuali calabresi si sviluppa così la necessità di recuperare le forze e reagire al governo proibitivo attraverso una forma tuttavia ancora chiusa nei circoli accademici, e circolante tra i pochi che possono permettersi di abbonarsi ad un periodico di stampo strettamente elitario. Dell’immagine della vita degli intellettuali, molti dei quali avvantaggiati da un’istruzione privilegiata, unica possibilità per i giovani abbienti dell’epoca, emergono, così, le fugacità di lettere d’amore mai spedite e romanzi d’appendice in cui la figura femminile è esaltata nella sua oggettività estetica e letteraria, come soggetto marginale rispetto all’azione dell’uomo. E ancora le storie di brigantaggio, con le figure eroiche dei giovani e di amori immaginari o mai corrisposti. Possiamo quindi guardare le pagine letterarie del Calabrese come si guarda ad un’azione drammatica a più atti, attraversata da personaggi che mutano le loro vesti in base a ciò che raccontano.
È nello sguardo attento dell’intellettuale che si manifesta l’interesse e la necessità di costruire una realtà parallela ma non a priori rispetto a quella brutale che il resto della società offre, risultato delle azioni umane precedenti che si ergono al di là della volontà dei singoli pensatori.
Poesia e vita
La ricerca di una corrispondenza tra arte e vita che si manifesta come sentimento che retroagisce dalla società al poeta in una circolarità sistematica all’occhio del letterato dell’ottocento, è evidentemente la base e l’amido che unisce coloro che intervengono nel periodico.
Tutti gli articoli sulla letteratura e sulla poesia, infatti, appaiono come trame dello stesso tessuto, rette dal filo che è anche il fine realizzato e discreto di ciascun intervento, ossia quello di portare avanti gli ideali di una realtà non chiusa in se stessa, ma pronta ad abbracciare gli orizzonti più ampi della letteratura del tempo. Si tratta di un’emergenza sociale non più ripetuta nella sua chiarezza e unitarietà. Nel Calabrese Rigenerato, infatti, si avrà l’abbandono quasi completo degli aspetti letterari per dare spazio ad una necessità più appetibile alla massa e più legata ad un’urgenza informativa rispetto agli eventi che avranno luogo nel quarantotto. Sono ancora la letteratura e la poesia che ne preannunciano la comparsa. Si vede, nel quinto anno di attività del periodico cosentino, in un contesto mutato e dalle dinamiche mutevoli, una complessità non riducibile, così come si presenta all’occhio dell’intellettuale.
In conclusione possiamo individuare tre grandi macroaree di intervento. In particolare, là dove ci sono riflessioni sull’arte e la letteratura emerge uno specchio della realtà italiana, mentre una forte caratterizzazione locale è data nei sonetti e negli intermezzi dialettali. Si trova, infine, a tratti, ma non più paradossalmente rispetto a ciò che abbiamo visto, l’intellettuale che rende omaggio al luogo in cui vive.
Se una letteratura è possibile là dove non è più possibile la realizzazione di un’attività che sia conforme ad un ideale che tuttavia si nutre delle immagini reali di un’epoca d’oro, l’antichità, in cui si è manifestata l’unione del letterato e del poeta all’interno dello spettacolo sociale, questa è una letteratura che rispecchia la realtà, e dunque incerta e non più armoniosa. L’epica fanciullesca della prima età si è trasformata, inevitabilmente, rincorrendo i movimenti drammatici nel quadro della vita sociale.
Cina: la scoperta di alcuni resti fa parlare di nuova specie umana
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- Categoria: Storia & Archeologia
- Pubblicato Giovedì, 15 Marzo 2012 11:08
- Scritto da Fabiana Bianchi
La paleontologia sembra aver aperto nuove frontiere nell’evoluzione della specie umana grazie al ritrovamento di alcuni resti umani in una grotta del Sud-Ovest della Cina. Gli scienziati parlano di una nuova specie umana e, se la notizia fosse confermata, porterebbe implicazioni eccezionali sulle conoscenze fin qui acquisite sulle popolazioni dell’Asia.
Questi uomini sono stati soprannominati “la Gente del Cervo Rosso” perché ritrovati in una Grotta in cui furono rinvenuti anche dei resti cotti di cervo di un specie ormai estinta.
I resti in questione sembrano possedere caratteristiche sia arcaiche sia moderne e sono i più giovani del loro genere mai ritrovati in Asia Centrale.
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Mass Effect 3 (trailer)
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- Categoria: Gaming
- Pubblicato Venerdì, 09 Marzo 2012 19:08
- Scritto da Marseglia

Oggi, su tutti gli scaffali, è arrivata la grande conclusione di una saga epica. Il videogame sviluppato da Electronic Arts è il più atteso dell'anno 2012, infatti ha vinto il primo premio agli Spike TV Video Game Awards 2011, cioè gli Oscar video ludici. Il gioco, con oltre 200 riconoscimenti a livello internazionale, sarà disponibile su Xbox 360, Playstation 3 e PC.
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